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Padre Kizito, Nairobi – 26 Marzo 2020

 

Ieri sera la solita conferenza stampa delle sei è stata tenuta non dal Ministro della Sanità ma direttamente dal Presidente Uhuru Kenyatta. Ha detto che il primo paziente di coronavirus keniano è guarito, che il totale dei malati è 28, ma sono tutti in condizioni non gravi. Ha poi annunciato misure per alleviare il peso economico della crisi, ma anche che da domani sera sarà in vigore a tempo indeterminato il coprifuoco dalle 7 di sera alle 5 del mattino. Una misura che evita il totale shutdown, ma che sarà comunque difficile da far osservare.

Stamattina le TV locali intervistavano dal vivo la gente che andava a lavorare a piedi, lunghissime code che si muovono dai quartieri poveri verso i centri commerciali e le zone industriali, i gestori di bancarelle che già mettevano in vendita chapati e mandazi cucinati all’aperto, chiedendo il loro parere. La risposte che tornavano più frequenti erano “se non lavoro stasera la mia famiglia non mangia” e “meglio morire di corona o di fame?”. Oggi farò un giro a visitare i bambini, per verificare che siamo pronti a sostenere questa situazione per almeno i prossimi due mesi.

Verso la fine della lunga conferenza stampa del Presidente, un’amica italiana che risiede a Nairobi mi ha scritto “Ma sei tu che ha scritto sta roba?, e mi segnala questo link:  Coronavirus, Africa: “Via l’untore bianco”. Dal Kenya all’Etiopia episodi di violenza contro statunitensi ed europei

Prima che mi riesca di leggerlo mi arriva un messaggio di un amico napoletano, che è venuto a Kivuli già diverse volte, con la stessa segnalazione e la domanda incredula: “Ma è vero?”

In effetti l’ampio uso di citazioni dai miei post in questo pezzo fa credere al lettore che io condivida il titolo del breve articolo e la sua impostazione. Cosi non è. Non ho mai scritto o visto di persona ma neanche sentito parlare di “episodi di violenza fisica e verbale che hanno coinvolto in particolare statunitensi ed europei, tra cui molti italiani”. Alcuni opinioni della giornalista sono legate al mio virgolettato in modo che si potrebbe credere che la giornalista stia continuando ad esporre il mio pensiero. Cosi non è. Addirittura nel virgolettato ci sono piccole aggiunte, come “Il governo è pronto a schierare l’esercito” e “Così si rischia il disastro”. Quelle frasi, cosi come sono e come sono legate alla frase precedente non sono mie, e rafforzano l’impressione di una visione della società keniana che chi mi conosce sa bene non essere la mia.
Vivo a Nairobi, dove mi sono sempre sentito ben accolto, dal 1988. e qui godo dell’amicizia e dell’affetto di tanti Keniani. Alcuni di loro li considero miei maestri, altri miei figli. Questo articolo li offende.
Ho avuto in passato molti incontri, e anche profonde amicizie, con giornalisti professionisti de “La Repubblica” e di altri importanti mass-media e mai mi è accaduto che le mie parole siano state cosi mal interpretate. Che poi in un articolo – sia pur pubblicato solo online – di una testata che conosco come seria, sfugga un refuso come “missionario combiniamo” mi fa pensare che anche il livello dei correttori di bozze sia sceso parecchio.
Ringrazio invece i mass-media che hanno riportato integralmente e correttamente i miei post, come Africa rivista, e le radio che mi hanno chiamato per brevi interviste in diretta.

Padre Kizito, Nairobi – 23 Marzo 2020

Ieri pomeriggio due brutte notizie.
Primi tre casi di coronavirus in Zambia. Due di loro ricoverati nel Mini-Hospital di Tubalange, del quale ho postato la foto tre settimane fa, a due passi dalla scuola primaria frequentata dai bambini di Mthunzi. La scuola comunque adesso è chiusa, cosi come è chiusa la Saint Columba’s Secondary School, proprio di fianco a Mthunzi, e schola di riferimento per i nostri ragazzi. I ragazzi sono tutit a Mthunzi, sereni e protetti, con ampie possibilità di gioco e di lavoro. Lo staff ha ridotto ridotto i contatti con l’esterno e minimizzato il movimento di residenti e lavoratori. I membri di Koinonia sono tranquilli, anche se ormai fra di loro ci sono alcuni anziani, come l’impareggiabile cuoca mama Edina.
Poi seocnda brutta notizia a Nairobi. ll ministro della sanità Mutahi Kagwe, inizia la conferenza stampa che fa ogni giorno alle 18, annunciando che ci sono 8 nuovi casi confermati di coronavirus, portando il totale a 15. Degli 8, 5 sono keniani, 2 messicani ed 1 francese. Tutti loro rientrati da pochi giorni da viaggi in Europa e America ed hanno dai 20 ai 57 anni. Si stanno rintracciando le 363 persone che li hanno contattati dopo il loro arrivo.
Il ministro osserva che la maggioranza delle persone ignora le misure di sicurezza adottate finora, e continuano la vita normale. Poi annuncia nuove drastiche misure che, dice, se necessario saranno fatte eseguire dalle forze dell’ordine: dalla mezzanotte di mercoledi sospesi tutti i voli internazionali, eccetto i cargo (l’esportazione di fiori e primizie ortofrutticole è già in ginocchio da diversi giorni), tutti coloro che entrano in Kenya da qualsiasi confine sono obbligati all’auto-isolamento per 14 giorni; i paesi che vogliono evacuare i loro connazionali devono fare gli opportuni accordi. Inoltre tutte le persone che stanno violando o violeranno l’obbligo di auto-isolamento saranno forzatamente isolate e al termine saranno denunciate e dovranno rispondere in tribunale del loro comportamento, anche fossero studenti keniani rientrati da Europa e America. Tutti i servizi religiosi in chiese e moschee sono sospesi, ai funerali ammessa solo la presenza di familiari più stretti. Da stasera tutti i bar saranno chiusi fino a nuove disposizioni, e tutti i ristoranti potranno operare fino alle 19:30, ma solo come take away, i clienti non potranno essere serviti ai tavoli. Tutti sono invitati a restare a casa, ma non è ancora un ordine
Ascolto la trasmissione alla Shalom House e poi rientro in auto a casa, a Kivuli. Purtroppo lungo la Kabiria Road tutto è normale, negozi e bancarelle aperte, gente pressata nei matatu, assiepata introno ai venditori di frittelle, di pannocchie arrostite, di chapati e salsicce auto-prodotte.
In mattinata avevo celebrato a Tone la Maji, i bambini – un cinquantina – attenti, puliti, che osservano bene le norme igieniche. Da venerdì diamo a tutti per merenda un bicchiere di succo d’arancia con un cucchiaino di moringa, il supplemento nutrizionale vegetale che coltiviamo nella fattoria di Malbes che è anche un potente attivatore del sistema immunitario.
Siamo in contatto le le autorità per collaborare nel trovare soluzioni adeguate per i bambini e giovani che sono sulla strada e non hanno un posto sicuro
La vocazione di Koinonia a fare e costruire comunità viene messa a dura prova.

Padre Kizito intervistato da Missio Italia, 23 Marzo 2020

Nairobi – 23 Marzo 2020 (intervistato da MissioItalia)

“La mia più grande paura è che negli slum di Nairobi arriveremo alla fame. Temo che non siamo preparati ad affrontare il virus, ma non siamo preparati neanche ad affrontare l’emergenza fame, la scarsità di cibo, con la eventuale chiusura completa delle attività”.

A parlarci al telefono da Nairobi, dove vive oramai da anni, è il comboniano padre Renato Kizito Sesana, che illustra le conseguenze di una eventuale diffusione del Coronavirus in Kenya.

Padre Kizito parla anche del rischio chiusura per i progetti di Koinonia, community africana e missionaria, da lui guidata, in cooperazione con Amani, che crea piccole attività generatrici di reddito a Nairobi.

“Abbiamo delle attività gestite da giovani laici keniani, come il ristorante italiano ‘la cantina’ – racconta – se chiudiamo dobbiamo lasciare a casa 12 dipendenti”.

“Questo è un progetto iniziato 20 anni fa, io sono il solo missionario, gli altri sono tutti professionisti tra i 35 e i 40 anni, che si occupano del ristorante, della pensione ecc…Il principale mezzo di sostentamento locale. Abbiamo anche le galline, piccoli allevamenti”.

Le attività danno lavoro ad ex bambini di strada, generando reddito.

“Se chiudiamo ci crolla tutto…Anche se non dovesse esplodere l’epidemia, noi, come tutta la gente locale avremmo il problema di una economia distrutta”.

Ad oggi si registrano 15 casi di persone infette in tutto il Kenya, ma “non ci illudiamo – dice padre Kizito – è possibile che tra tre giorni diventino 100. I numeri sono molto contenuti per ora, ma non ci facciamo illusioni“.

Il timore di una improvvisa esplosione del morbo è l’incubo di queste ore in tutta Africa, dove i casi sembrano generalmente molto al di sotto di quelli europei e asiatici e anche nordamericani. Il Paese africano più a rischio è il Sudafrica con 402 casi e 2 ricoveri, seguito dall’Egitto con 327 casi e l‘Algeria 201. I dati aggiornati in tempo reale vengono dal portale della Johns Hopkins University, che fornisce anche mappe interattive di tutti i Paesi del globo, Italia in testa. In Ruanda i casi sono saliti a 19 e in Tanzania a 12. I governi africani stanno comunque chiudendo le frontiere e bloccando i voli, l’Africa è blindata al suo interno. Ma queste misure potrebbero non bastare.

“Intanto stiamo cercando di dare ai nostri bambini la moringa, una pianta iperproteica per rafforzare le difese immunitarie, che coltiviamo da tempo e volevamo anche farne un piccolo commercio, ma ora non so”, spiega padre Kizito.

La sopravvivenza quotidiana in tempi di pandemia è una priorità in Kenya: “oltre il 50% delle persone che vivono a Nairobi – spiega padre Kizito – se non escono al mattino presto a lavorare, a fare un piccolo commercio, la vendita al mercato, una piccola ristorazione, la sera non hanno di che mangiare”.

La convinzione del missionario, noto anche per i suoi racconti sui “ragazzi di strada”, i senza famiglia dei quali si prende cura, è che “fermare tutto e restare chiusi” è quasi un’utopia.

Spesso manca un luogo fisico dove chiudersi, “figuriamoci in quarantena”, dice; perchè la cosiddetta distanza sociale non può essere mantenuta e perchè “ci sono quelli che una casa neanche ce l’hanno. Non hanno una baracca. Come i ragazzi senza famiglia dei quali mi occupo. Noi qui in missione, se ampliamo i posti letto, possiamo arrivare ad ospitarne 50-60 ma di più non possiamo. E dove vanno?”.

Infine, questa crisi, mette in evidenza la distanza abissale, in Kenya tra chi può proteggersi e chi no.

“Gli espatriati a Nairobi, chi lavora nelle agenzie internazionali, si blindano nelle loro tenute, fanno grosse spese al supermercato e stanno giustamente al sicuro – dice – Vengono fuori le due economie, completamente distinte dei ricchi e dei poveri. C’è chi è tappato in casa e dal punto di vista economico non ha problemi e chi invece è disperato fuori…”.

 

Padre Kizito, Nairobi – 20 Marzo 2020

Nairobi – 20 Marzo 2020 

I bambini sono sempre una luce. Vorrei potervi mostrare due foto di Sammy, ma non si può fare, le regole di fb non lo permettono, giustamente. Ne ho una di quando arrivò a Ndugu, si vede un bambino di una decina d’anni dallo sguardo triste, arrogante ed impaurito allo stesso tempo, scalzo, un paio di calzoni stracciati, una maglietta che una volta era dei colori della Roma trovata chissà dove. Ne ho un’altra fatta ieri pomeriggio quando sono andato a Tone la Maji per vedere la sistemazione dei nuovi arrivati. Ero un po stanco, e probabilmente si vedeva. Sammy appena mi ha visto mi è venuto incontro correndo a braccia allargate per abbracciarmi. Ho teatralmente rifiutato l’abbraccio, gridando “No, no, Coronavirus!”. Sammy mi ha scansato e si è buttato sul prato, rotolandosi e ridendo. L’immagine delle felicità. Poi mi ha detto “Padre, qui tutto è così bello! Grazie!” Lo guardavo e vedevo un bambino che non ha nulla, solo quello che indossa adesso, nient’altro. Niente. Sammy non possiede niente di materiale. Non è ciò che ha, è cioè che è, un nodo di relazioni con gli altri. Ciò che possiede è tutto e solo interiore, Le ferite del passato e la gioia del presente. Spero che a Tone la Maji abbia una lunga crescita che riporti equilibrio nella sua vita.

Padre Kizito, Nairobi – 19 Marzo 2020

 

Ieri pomeriggio il ministero delle salute del Kenya ha annunciato la presenza di tre nuovi casi certi, e alcuni casi sospetti. Il Municipio di Nairobi ha annunciato che il centro città sarà “sanitized” (come si dice in italiano? Google mi traduce espurgato) e anche le famiglie di strada, bambini inclusi, saranno sottoposte all’esercizio. Non si dice se dopo essere stati “sanitized “saranno rimessi nello stesso angolo di strada o se si sta pensando come sistemarli meglio. Jack mi manda un sms preoccupato, chiedendo “e noi cosa facciamo”?

Nelle nostre case parliamo sempre coi bambini, e stiamo mettendo in pratica le direttive del Children Services di ricongiungere quando possibile e ragionevole, i bambini alle famiglie di origine. Prevediamo che non saranno molti.

A Kivuli c’è il dispensario e ci sono altre attività che non potranno essere completamente chiuse, come la radio comunitaria che sta facendo un ottimo servizio, e abbiamo deciso che i bambini sarebbero esposti a troppi rischi. Entro oggi cercheremo di trasferirli tutti a Tone la Maji, che in caso di lockdown può più facilmente essere isolata dall’esterno ed ha grandi spazi per giocare. Vedremo se ci sarà posto a Tone la Maji anche per in 22 bambini che gli stessi “Children Sevices” ci avevano affidati tre settimane fa e che avevamo messo a Ndugu Mdogo. Altrimenti li sposteremo a Kerarapon, dove pure siamo bene attrezzati. Quindi oggi sarà una giornata difficile, ma speriamo di aver fatto entro sera tutto il possibile per mettere i bambini al sicuro e di continuare a star loro vicini con affetto. Sopratutto noi abbiamo bisogno di loro.

Intano nelle ultime 24 ore abbiamo visto diminuire la presenza delle persone nelle strade. Sono quasi completamente spariti gli europei. Ci aspettiamo che prima di fine settimana venga l’ordine di chiudere tutto e che tutti stiano a casa.

La nostra Shalom House, abitualmente piena di gente, di incontri, seminari, workshop, organizzati da Ong, si è svuotata e tutte le prenotazioni, sia internazionali che locali, sono state annullate. Baraza e La Cantina sono quasi vuoti. Abbiamo previsto di dare lunghe ferie al personale. Non è facile, i profitti della Shalom House ci permettevano fino al mese scorso di sostenere Tone la Maji senza contributi esterni. Fortunatamente la Casa di Anita, non avrà conseguenze perché è in una bella posizione, vicinissima alla cittadina di Ngong ma abbastanza isolata e con ampi spazi di verde.

Abbiamo anche fatto sapere alle autorità che in caso di necessità Kivuli e la scuola Domus Marie, temporaneamente vuote, saranno messe a disposizione per malati o per altri servizi sociali che potrebbero diventare necessari.

Padre Kizito, Coronavirus in Kenya – 14 Marzo 2020

Lo aspettavamo, e anche in Kenya è arrivato coronavirus.
Tutto è successo in meno di 24 ore. Ieri mattina abbiamo convocato un incontro dei responsabili delle case di Koinonia per decidere insieme le indicazioni da dare ai bambini. Dopo poche ore è stato dato l’annuncio di un primo caso, a Ongata Rongai, la cittadina alle periferia di Nairobi dove abbiamo Tone la Maji e Malbes. E’ una donna rientrata pochi giorni fa dagli Stati Uniti.

Solo settimana scorsa, mentre io ero in Zambia, un’amica romana che segue un progetto vicino a Tone la Maji, mi scriveva commossa per le preghiere che i nostri bambini facevano per gli ammalati italiani. 

Nel tardo pomeriggio dopo la messa coi bambini di Kivuli ho illustrato ancora una volta come devono comportarsi. Trovo difficile spiegare il “social distancing”. Mentre parlo penso che sarà dura cambiare lo stile di vita a Kivuli che è il centro più importante di attività giovanili del nostro grande quartiere. Oltre ai bambini residenti ci sono le attività più svariate, dalla radio comunitaria ai gruppi giovanili, dalla scuola di computer agli intagliatori di legno, e il dispensario, lo studio di registrazione, la squadra di pallacanestro, gli uffici di un paio di grosse ONG. Restare a casa? Quale casa? Sembra impossibile poter sigillare Kivuli, ormai sono oltre mille le persone che ogni giorno vi svolgono le attività più diverse.
Forse potremmo riuscirci. Ma se dovessero chiudere le scuole? Dove andranno tutti i bambini del quartiere?

Quando riaccendo il cellulare cominciano ad arrivare i messaggi: chiuso il campionato di calcio (e i nostri di Shalom Yassets sono in testa alla clasisfica nel loro girone!), cancellati tutti i raduni pubblici, chiusa la borsa locale, i supermercati assaltati e il sapone liquido sparito dagli scaffali… e perfino l’ordinanza che tutti i matatu vengano disinfettati almeno una volta al giorno.
Esco a far due passi. Apparentemente tutto è normale. In centro metri sul nostro lato della Kabiria Road, nelle strutture in muratura (più o meno) a 3 o 4 metri dal bordo della strada conto 32 esercizi (falegnami, barbieri, macellai, riparazioni di telefonini, rivendite di abiti usati, una rivendita di medicinali (difficile chiamarla farmacia) e due chiese, Poi c’è la linea di bancarelle che toccano il bordo della strada, spesso interferiscono con il traffico: rivenditori di frutta e verdure, pesce secco, schede telefoniche, secchi di plastica, bulloni e viti usate, un ragazzo che espone 5 paia di scarpe usate – o rubate? Dall’altro lato della strada è la stessa storia.
Restare a casa? Dov’è la casa? Forse una stanza dove le sera si mettono coperte per terra perché ci siano abbastanza spazio per stare tutti sdraiati. Servizi in comune. Acqua alla fontana. Se chiuderanno le scuole dove andranno i bambini? Inoltre per la maggioranza di questi piccoli commercianti se il mattino non ci si alza presto e non si avvia il proprio negozietto, la sera non ci sarà niente da mettere in tavola, a fine mese non ci saranno i soldi per pagare l’affitto. Vedo Peter, l’ometto che ogni mattina accende un braciere a pochi passi dal cancello di Kivuli e arrostisce pannocchie di mais per i passanti. Gli va bene se guadagna 50 o 60 scellini al giorno, mezzo euro. “Se non potrai restare in strada, come farai?” Scuote la testa e ride. Non vuol pensarci.
Scrivo che sono la quattro del mattino. Sui social circolano voci incontrollate che i casi accertati siano già più di 10. Chi, in caso di gravi complicazioni, avrà accesso a cure mediche dignitose? Non dico a terapie intensive. Mi consolo pensando che Koinonia è fatta di giovani, che non sono quasi mai vittime del coronavirus.

 

Lettere di Padre Kizito, il coronavirus è arrivato in Africa

Qui di seguito vi riportiamo gli aggiornamenti di Padre Renato KIZITO SESANA, missionario comboniano in Kenya, sulla diffusione del nuovo coronavirus a Nairobi.

Per conoscere di più Padre Kizito Sesana vi invitiamo a cliccare sul seguente link trovate un video con la sua spiegazione 🙂


Nairobi – 11 agosto 2020

Sono da più di una settimana nella Koinonia di Lusaka (Zambia). Ci sono arrivato fisicamente molto stanco e dovendo osservare le due settimane in isolamento ho rallentato i ritmi, prendendomi molto tempo per leggere, anche online. Sono rimasto colpito constatando quanti amici laici cattolici – italiani soprattutto – manifestino opinioni livorose su fatti di chiesa e interventi di preti e vescovi. Li capisco molto bene. LEGGI TUTTO…

 

 

 

 


Nairobi – 31 luglio 2020

Il Dio delle piccole cose

Oggi i musulmani celebrano l’Id al-Adha, la festa del sacrificio, in memoria di Abramo che sacrificò un montone invece del figlio Isacco dopo essere stato fermato dall’angelo. Una storia molto difficile da capire per noi, ma letta dalla tradizione cristiana prima e musulmana poi come esemplare per l’abbandono alla volontà di Dio. LEGGI TUTTO…


Nairobi – 26 luglio 2020

Nell’ultima settimana c’è stata un’impennata dei casi accertati di Covid-19, che hanno raggiunto i 16,643, e anche dei morti, arrivati ad un totale di 278. Ci sono anche 7,574 guariti. Dall’inizio della pandemia sono anche aumentati i posti letto attrezzati con ventilatori, comunque largamente insufficienti se la situazione dovesse evolversi secondo le previsioni più negative. LEGGI TUTTO…


Nairobi – 16 luglio 2020

OLIVER HA VINTO. Ha vinto le allucinazioni che la sera non gli lasciavano prender sonno, ha vinto i fantasmi della strada che tornavano a visitarlo in piena notte, ha vinto i ricordi dell’infanzia che volevano impedirgli di perdonare. Ha vinto perché ha ammesso di aver perso e adesso vuole ricominciare da capo. Forte, determinato. Coi piedi piantati bene a terra. E che piedi! Numero di scarpe non in commercio.LEGGI TUTTO…


Nairobi – 10 luglio 2020

“Il gioco rischioso di Uhuru” (Uhuru’s risky gamble) titolava il giornale più importante del Kenya lo scorso martedì, riportando la decisione annunciata dal presidente Uhuru Kenyatta in conferenza stampa la sera precedente di riaprire confini interni ed esterni, pur mantenendo il coprifuoco dalle 21 alle 4. Dallo stesso giorno ci si può muovere liberamente su tutto il territorio del Kenya, dal 15 luglio riprenderanno i voli interni, e dal primo agosto i voli internazionali.  LEGGI TUTTO…


Nairobi – 3 luglio 2020

Il giornale di stamattina diceva che ad oggi, dai primi di marzo, ci sono in 6,673 casi confermati, 2,889 guarigioni e 149 decessi. Gli esperti prevedono un drammatico peggioramento in agosto e settembre. Ma nell’ambiente in cui vivo, fra le persone che conosco, la percezione diffusa è che il pericolo sia passato e si dovrebbero riaprire le scuole, i ristoranti, e le altre istituzioni che sono state chiuse all’inizio della pandemia, sopratutto che finiscano le restrizioni sui viaggi interni. LEGGI TUTTO…


Nairobi – 26 giugno 2020

Oggi un gruppo di tredici ragazzi maggiorenni del gruppo riscattato della strada in situazione di emergenza ha completato la prima settimana di corso pratico di ristorazione, organizzato da Diakonia Institute per dieci settimane. Molto lavoro in cucina, servizio in sala e nozioni di management, tutto a Shalom House e Baraza Café. Come gestire un piccolo ristorante – o eating point – e quali sono i permessi da ottenere e le tasse da pagare. LEGGI TUTTO…


Nairobi – 21 giugno 2020

A ieri le statistiche ci dicono che in Kenya c’erano 4,478 casi confermati di Covid-19, 1,586 guariti e 121 decessi. Nonostante che l’avanzata del coronavirus sia lenta il governo ha scelto di muoversi ancora con prudenza. Il ministero dell’educazione ha fatto sapere che le scuole – da primarie a università – potrebbero riaprire in settembre, se ma solo se ci saranno segnali che i contagi sono in diminuzione, altrimenti tutto potrebbe slittare più avanti, a gennaio. LEGGI TUTTO…


Nairobi – 14 giugno 2020

Non vorremmo più vedere bambini macilenti mendicare per le strade di Nairobi. Il rischio è che se ce ne siamo presi cura di cento, fra poche settimane quando la tensione per il timore del covid-19 si allenterà scopriremo che nelle stesse “basi” ne sono arrivati altri duecento. In questi tempi in cui la povertà cresce, i bambini filtrano della periferie povere verso il centro città, impossibile fermarli. LEGGI TUTTO…


Nairobi – 3 giugno 2020

 Corona ed altri virus in Kenya

Ad oggi ci sono 2,093 casi confermati di Covid.19 e 71 decessi. D’alto lato, secondo quanto afferma l’IPOA (autorità indipendente di controllo della polizia) ci sono stati 32 incidenti e sono state uccise 15 persone dalla polizia in interventi direttamente collegati all’imposizione del coprifuoco. Ottantasette denunce contro la polizia sono state segnalate dalla fine di marzo. L’ultima morte è stata un senzatetto nello slum di Mathare che è stato ucciso lunedì per presunta violazione del coprifuoco. Anche Yassin Hussein Moyo, 13 anni, è stato ucciso dalla polizia mentre era sul balcone di casa dopo l’inizio del coprifuoco. LEGGI TUTTO…

 


Nairobi – 27 Maggio 2020

Il numero dei contagi cresce, ma solo perché si fanno più tamponi. Il numero dei morti resta basso, in tutto 52. Il Presidente in un discorso alla nazione lo scorso sabato, mentre molti prevedeva l’annuncio di ulteriori restrizioni di movimenti – ha invece dato segnali in senso opposto, facendo sperare che il 6 giugno, quando finirà l’attuale periodo di limitazioni, ci si potrà per lo meno muovere liberamente su tutto il territorio nazionale.LEGGI TUTTO…


 Nairobi – 21 Maggio 2020

In questi giorni balzo avanti del numero di persone confermate contagiate, 1,029, ma grazie a Dio il numero dei morti cresce molto lentamente, sono ancora “solo” 50. Dopo 9 settimane dal primo caso è un risultato incoraggiante. Dovuto alle iniziali rigide regole date dal governo? LEGGI TUTTO…


Nairobi – 12 Maggio 2020

Oggi in Kenya si registrano 32 morti dall’inizio della pandemia da Covid-19. Inizio che ha quasi coinciso con le prime piogge di una lunga e violenta stagione che ha già causato inondazioni, frane, crolli con oltre 200 morti e 230,000 sfollati. Centinaia di pescatori che abitavano su isole nel Lago Vittoria, secondo al mondo come superficie – sono stati evacuati con le loro famiglie perché l’alzarsi del livello delle acque le sta sommergendo.LEGGI TUTTO…


Nairobi – 04 Maggio 2020

Venerdì scorso è incominciato il mass testing per Covid-19 a Kawangware e Eastleigh, quartieri di Nairobi, e a Mvita , quartiere di Mombasa.
Kawangware, che Wikipedia cautamente definisce “quartiere di Nairobi a basso reddito”, è uno dei quartieri più difficili della città, una mescolanza di case in muratura anche a più piani, e di baracche, con forse 200,000 abitanti, e con un rapporto difficile sia con la polizia che con la giustizia. LEGGI TUTTO…


Nairobi – 26 Aprile 2020

Ieri il Presidente Uhuru Kenyatta ha esteso il coprifuoco e l’isolamento di Nairobi, Mombasa e Kilifi di altri 21 giorni. La gente è stanca, ma i casi di Covid-19 accertati sono ormai 343, i morti 14, i guariti 95, e tanti hanno respirato sollevati perché temevano un lockdown totale. LEGGI TUTTO…


Nairobi – 23 Aprile 2020

KTN, una delle principali stazioni televisive la scorsa domenica durante il telegiornale aveva mostrato un gruppo di 23 “ragazzi” che vivevano in una situazione precaria nell’Uhuru Park, nel centro di Nairobi. Considerati tutti probabili delinquenti e possibili untori. LEGGI TUTTO…


Nairobi – 20 Aprile 2020

In questi giorni ho fatto dei brevi incontri coi quarantun ragazzi che abbiamo riscattato dalla strada il 31 marzo con l’aiuto dello Street Families Rehabilitation Trust Fund e sono a Kerarapon.LEGGI TUTTO…


Nairobi – 16 Aprile 2020

Il Covid-19 continua ad espandersi anche al di fuori delle aree inizialmente colpite, le persone malate salgono a 220 e i morti a 10. Viviamo tra un alternarsi di previsioni catastrofiche – come quella citata nel mio post precedente, in prima pagina di un quotidiano nazionale, attribuita ad AMREF ma che poi AMREF ha precisato trattarsi di opinione personale, come da smentita allegata – allo speranzoso titolo sulla prima pagine del Nation di oggi: IMF sees bright future for Kenya after virus gloom”. Una visione oggettiva delle difficoltà di applicare il lockdown in Africa è invece offerta da un articolo della AFP che tra ieri ed oggi è stato ripreso da decine di media africani.

Vedi: ‘Starve or get sick’: Africa’s lockdown dilemma (“Morire di fame o ammalarsi”: Il dilemma del lockdown dell’Africa)

 


Nairobi – 14 Aprile 2020

Dalla nota precedente è passata una settimana. Settimana in cui la diffusione del coronavirus è stata molto contenuta, e settimana di impegni per Koinonia. Ad oggi, oltre un mese dopo i primi contagi, i casi di malati di coronavirus sono intorno 208, i morti 9. LEGGI TUTTO…


Nairobi – 7 Aprile 2020

Il pomeriggio di lunedì 6 il Presidente Uhuru Kenyatta ha annunciato che i casi di Covid-19 erano aumentati a 158, con 4 pazienti guariti e 6 deceduti. Una progressione molto lenta, ma comunque una progressione. L’82% dei casi sono nell’area metropolitana di Nairobi, il resto nelle county (province) di Kilifi, Kwale e Mombasa, le tre più popolate county delle costa.   LEGGI TUTTO…


Nairobi – 2 Aprile 2020

Ieri sera ho guardato dalla finestra che da sulla Kabiria road. Erano le 19:20, e la strada era ancore piena di pedoni e traffico. Poi guardo le notizie in TV, vedo le lamentele della gente di Nairobi e Mombasa per la mano pesante usata dalla polizia per obbligare ad andare a casa all’inizio del coprifuoco. LEGGI TUTTO…


Nairobi -1 Aprile 2020

In risposta all’appello che ho lanciato il 26 marzo durante il telegiornale della sera, il Street Families Rehabilitation Trust Fund, una fondazione di origine governativa per la riabilitazione della gente di strada, mi ha contattato domenica offrendosi di sostenere Koinonia per un intervento volto a rimuovere 40 dei ragazzi più a rischio da una “base” storica in centro città. LEGGI TUTTO…


Nairobi – 31 Marzo 2020

In questi giorni Koinonia è stata impegnata in dialogo con una fondazione governativa per preparare un intervento con i bambini che sono stanziati in centro città e sono i più a rischio. Vi aggiornerò su questo intervento stasera. Ieri sera i contagiati erano saliti a 50. La cosa preoccupante, come faceva notare il ministro della Sanità, è che ormai i nuovi contagiati hanno preso il Covid-19 localmente, al contrario dei primi contagiati che provenivano da un viaggio all’estero. Segno che il virus ha preso piede, e si teme che il numero dei contagi continui a crescere più velocemente.  LEGGI TUTTO…


Nairobi – 27 Marzo 2020

Ieri mattina il nostro Jack Matika ha accompagnato una troupe della KBC (Kenya Broadcasting Corporation, il canale nazionale) a fare riprese dei gruppi di bambini che vivono in centro città, perché essi stessi potessero raccontare come vivono questi tempi di “Corona”…. LEGGI TUTTO…


Nairobi – 26 Marzo 2020

Ieri sera la solita conferenza stampa delle sei è stata tenuta non dal Ministro della Sanità ma direttamente dal Presidente Uhuru Kenyatta. Ha detto che il primo paziente di coronavirus keniano è guarito, che il totale dei malati è 28, ma sono tutti in condizioni non gravi… LEGGI TUTTO…


Nairobi – 23 Marzo 2020

Ieri pomeriggio due brutte notizie. Primi tre casi di coronavirus in Zambia. Due di loro ricoverati nel Mini-Hospital di Tubalange, del quale ho postato la foto tre settimane fa, a due passi dalla scuola primaria frequentata dai bambini di Mthunzi….  LEGGI TUTTO…


Nairobi –  Intervistato da MissioItalia

“La mia più grande paura è che negli slum di Nairobi arriveremo alla fame. Temo che non siamo preparati ad affrontare il virus, ma non siamo preparati neanche ad affrontare l’emergenza fame, la scarsità di cibo, con la eventuale chiusura completa delle attività…”. LEGGI TUTTO…


Nairobi – 20 Marzo 2020 

I bambini sono sempre una luce. Vorrei potervi mostrare due foto di Sammy, ma non si può fare, le regole di fb non lo permettono, giustamente. Ne ho una di quando arrivò a Ndugu, si vede un bambino di una decina d’anni dallo sguardo triste, arrogante ed impaurito allo stesso tempo, scalzo, un paio di calzoni stracciati, una maglietta che una volta era dei colori della Roma trovata chissà dove… LEGGI TUTTO…


Nairobi – 19 Marzo 2020

Ieri pomeriggio il ministero delle salute del Kenya ha annunciato la presenza di tre nuovi casi certi, e alcuni casi sospetti. Il Municipio di Nairobi ha annunciato che il centro città sarà “sanitized” (come si dice in italiano? Google traduce espurgato) e anche le famiglie di strada, bambini inclusi, saranno sottoposte all’esercizio.. LEGGI TUTTO…


Nairobi – 16 Marzo 2020

Ieri pomeriggio il presidente Uhuru Kenyatta ha annunciato che sono stati trovati altri due casi di Coronavirus e di conseguenza, in aggiunta ai provvedimenti presi lo scorso venerdì, oggi, lunedi 16 marzo, saranno chiuse tutte le scuole primarie e secondarie, mercoledì chiuderanno i collegi… LEGGI TUTTO… 



 

Nairobi – 14 Marzo 2020

Lo aspettavamo, e anche in Kenya è arrivato coronavirus. Tutto è successo in meno di 24 ore. Ieri mattina abbiamo convocato un incontro dei responsabili delle case di Koinonia per decidere insieme le indicazioni da dare ai bambini. Dopo poche ore è stato dato l’annuncio di un primo caso, a Ongata Rongai... LEGGI TUTTO…